L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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CORRIERI

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Notizie delle Puglie.

La ricostruzione del duomo di Bari dopo il 1156.

— Che l’arcivescovo barese Giovanni sia stato capo
di quel forte movimento politico, che ebbe per tragica
fine l’assedio e la distruzione di Bari compiuta da re Gu-
glielmo I nel 1156, come meglio sarà dimostrato stu-
diando la storia del Comune pugliese nell’età nor-
manna, è all’evidenza provato dal fatto che le milizie
regie, inferocite dalla resistenza opposta dai cittadini,
misero a sacco e fuoco la città, e sacrilegamente di-
strussero quell’insigne monumento del duomo di Bari
rifondato dal grande arcivescovo Bis3nzio il 1034 sulle
fondamenta dirupate dell’antico Episcopium. Egli fu
così barbaramente punito dell’azione prevalente eser-
citata nel tener desta e viva la libertà del Comune di
Bari, della partecipazione energica a tutti i rivolgi-
menti politici succedutisi in questo negli ultimi anni,
come nell’inverno 1151, quando il partito avverso salito
al potere, invaso e depredato l’Episcopio degli oggetti
e documenti più preziosi, finì forse col discacciamelo,
persino dalla città. Allora egli si rivolse a papa Euge-
nio III per ottenerne la riparazione, laonde il Pontefice
lo accolse benevolmente, ed a colmare la lacuna dei do-
cumenti perduti, gli confermava il 18 marzo tutti i
privilegi spettanti alla chiesa di Bari con l’ampia giu-
risdizione che da Lavello e Minervino andava fino a
Cattaro in Dalm'zia: « Catera in transmarinis par-
tibus constituta ».1

Il clero dell’Episcopio, che con a capo il vescovo
Giovanni aveva preso parte così attiva alla resistenza,
fu adunque punito con la distruzione di quanto esso
aveva saputo creare di meglio e di più bello nella vita
civile di Bari. Le mura auguste del duomo cominciato
a lavorare da Bisanzio caddero sotto i colpi vandalici
dei soldati normanni e siciliani furiosamente ebbri per
la vittoria riportata sulla capitale del regno di Puglia,
e caddero pure le case dell’Episcopio, il palazzo che
racchiudeva nelle sue aule secoli di storia civile e ar-
tistica dal suo monumentale ingresso di fronte alla
casa del ricco nocchiero barese Giovannoccaro di Ste-
fano Magarito alla via dei Dottu’a, divenuti in seguito
giudici e cittadini famosi. 2

1 Codice, diplomatico barese, I, Bari, 1897. Bolla data da Signa:
« Veniente venerabili in Christo frater ad nostram presentiam, et
ecclesie tue, statura ore proprio indicante, inter cetera nostre au-
dientie suggesisti commisse tibi a deo Barensis Ecclesie, privilegia
furtive fuisse sublata, tiec ea licet studio multo adhibito te potuisse
hactenus invertire », ecc. (n. 49"a pag. 94 e seg.). Per quanto si ri-
ferisce a Cattaro, il testo presente confuta chi aveva voluto soste-
nere trattarsi, anziché della città dalmata, di quella presso Bari
oggi Noicattaro, che allora era invece, com’è in tutte le carte, Noia,
giacché nella bolla di Alessandro II all’arcivescovo Andrea, mag-
gio 1863, era scritto semplicemente Ecatera (n. 25, pag. 43) e l’altra
di Urbano II all’arcivescovo Elia del 1089 che dice: «simul et Ca-
tera, que in transmarini litoris ora sita esse cognoscitur» è falsa
(n- 33 P&g- 62).

2 Ibidem, n. 48 del 6 novembre 1151 : « domus orreata in vicinia

Pur rimanendo difficile pensare che si siano potute
del tutto abbattere queste fabbriche insigni, dalle quali
la distruzione per volere del re (che volle si rispettasse
soltanto la Basilica di San Nicola e le case intorno
appunto perchè appartenenti al partito a lui favore-
vole) doveva estendersi a tutta la città, è certo che
la fabbrica del duomo, se non fu con immane sacri-
legio del tutto rasa al suolo, come toccò alle case
dell’Episcopio e di altri illustri cittadini, dovette sof-
frire moltissimo, ed essere spettacolo di pietà profonda
in mezzo alla fumante rovina ed alle macerie che la
cincondavano. Per parecchi anni non se n’ha più no-
tizia alcuna, e basti dire che nell’archivio diplomatico
dell’Episcopio medesimo havvi una vasta lacuna che
dalla data della bolla di Eugenio III arriva al 2 mag-
gio 1167, cui appartiene la prima carta in esso con-
servata dopo la distruzione della città. Mentre nell’Ar-
chivio di San Nicola 1 ve ne sono almeno 11 di detto
periodo di tempo, distribuite quasi per ciascun anno,
ed in assai maggior numero dal 1167 in poi, l’Archivio
della Cattedrale è poverissimo di carte anche per gli
anni successivi, il che dimostra chiaramente come assai
lento e difficile fu il rialzarsi dell’Episcopio.

L’opera vandalica della distruzione dall’Episcopio
si estese fino alla parte più antica della città fino ai
pressi delle chiese di Sant’Angelo del giudice Alefanto,
Sant’Angelo de Didata, San Pier Maggiore, la quale
ultima è forse una delle prime chiese cristiane di Bari
ed aveva le sue case proprio sul mare donde la flotta
regia' aveva battuto la città. I cittadini migliori abban-
donarono la patria caduta in rovina ed esularono nei
vicini paesi di Ceglie, Giovinazzo, dove eransi rifu-
giati, tra gli altri, prete Maione, primicerio appunto
di San Pier Maggiore, e Colonna fratello di don Leone
abbate di detta chiesa, finché l’ira del re non si fu
calmata alquanto per permetter loro di ritornare a vi-
vere tra le macerie delle case incendiate. 2

Episcopii, ante ostium terrinei huius domus habet introitimi et
exìtum domus ipsius Episcopii, et in antea est predictus introitus
et exitus eiusdem domus Episcopii, super quem introitimi et exitum
hec domus mea habet in unoquoque orreo unum balconcellum; ter-
tius finis occidentis a medio castro quod est a terra usque ad culmen
tecti est ipsa domus prenominati Episcopii», ecc. (pag. 91). Per la
storia anteriore dell’Episcopio barese cfr. quanto ne ho scritto nel
vòlume L’Apnlia ed il sito Comune nell'alto medio Evo, Bari, Com-
missione provinciale di storia patria, 1905.

1 Trovansi riprodotte nel voi. V del Codice diplomatico barese
dal n. 114 a pag. 195 e seg., del gennaio 1157, Giovinazzo, dove
una Eira-Maria f. Roberti olivi Barensis, presente anche il primi-
cerio Maione della chiesa di San Pier Maggiore, que est intus diruta
ciuilate Bari, vende a Giovanni di Garofolo pure olim Barensis
parte di un casili diruto in Bari presso Sant’Angelo del giudice
Alefonto.

2 Del 2 maggio 1167 è una carta di vendita d’una casa diruta:
« in vicinia ecclesia Sancti Angeli que Deodata dicitur, tunc cum
ex indulgentia predicti domini nostri Regis Barensibus universis
fuit restituta, iuxta domum dirutam predicte ecclesie. (Ibidem, I,
n. 50 a pag. 96). La casa doveva essere contigua o vicina ad altra:
«domus orreata, prope ecclesiam s. Angeli quedicitur.de Didata»'

L’Arte. X, 9.
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