L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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GIUSEPPE WILPERT

i 70

al Garigliano, nel gì6, lo mise in grado di condurre a termine i restauri della basilica
Lateranense cominciati da Sergio III. Giovanni Diacono, il quale ha attinto la notizia dal-
l’epitafio del papa ed è perciò bene informato, dice : « hic eandem renovavit basilicam, »
parlando di detta chiesa. 1 Più complete informazioni ci dà Benedetto del Monte Soratte
che attinge egualmente da iscrizioni: « Renovavit igitur Iohannes decimus papa in Late-
ranensis palatium; tria mirifice composuit pietà decorate, et versis ex utraque partes exarare
stridere iussit ». 2 Le prime parole devono essere state trascritte direttamente dalla iscri-
zione che Benedetto lesse ancora nel palazzo del Laterano, ritornando esse quasi tutte nella
epigrafe dell’Acheropita. I restauri del Laterano portavano quasi con sè quello della nostra
immagine, principale tesoro del Scinda Sandorum.

Il secondo verso della iscrizione è in gran parte distrutto. Quando in una seconda rinno-
vazione la cornice dell’Acheropita venne munita di un fondo, e questo fu in parte applicato
sulla faccia posteriore ornata da Giovanni X, la pittura con la iscrizione vi lasciarono la
impronta (fig. 5). In grazia di questa impressione mi è riescito di decifrare alcune parole,
dalle quali è lecito ricavare che la seconda linea conteneva una preghiera diretta al Cristo :

EV(?)XPE LIBI CVI TAPIA /toRCE(?)

Quantunque manchino solo poche lettere, mi è sul momento impossibile di colmare le
lacune ; forse mi sarà possibile dopo un ulteriore studio. Del resto ciò che a noi importa è
il fatto che Giovanni X restaurò, bene o male, l’Acheropita, e questo fatto è accertato dal
primo verso.

2. Secondo restauro.

Non abbiamo alcuna iscrizione datata per precisare il tempo in cui l’Acheropita venne
nuovamente restaurata. E quindi necessario ricorrere alla immagine stessa e nelle ulteriori
modificazioni ed aggiunte tentare di leggere le sue ulteriori vicende.
Come fu già rilevato, Giovanni X ricoprì di un velo la pittura del-
l’Emmanuele in trono divenuta irriconoscibile per la polvere e la ro-
vina, lasciandone solo visibile la testa col nimbo prezioso. I chiodi,
ai quali era raccomandato il velo, confitti ed estratti ripetute volte,
avranno forse in qualche modo contribuito ad infralire i margini del
quadro; ma il danno principale fu prodotto dai tarli che perforarono
specialmente la parte sinistra della tavola, rendendo necessario il se-
condo restauro.

Anzitutto si tagliò lungo i margini la tela danneggiata: 3 in alto una
strìscia di 2 1 /2 cm., e a destra una di 1 '/2 cm. ; a sinistra si asportò
con la tela anche il legno, rimpiazzandolo con un listello di 2 r/2 cm.
Lo spazio guadagnato con tale ritaglio servì per una iscrizione in let-
tere nere sur un fondo di gesso dorato. L’iscrizione contiene quasi alla lettera un testo celebre
di San Paolo : 4

f m NcM/Né1 DotNz n. Iesu XI
omNE GEnu fieCTATVR :

CWé?STIVM TEttESTRIVM • ET INFERNORVM :

Alla pittura stessa non si fece nessun restauro. Io ho trovato soltanto che nella parte
superiore qualche lacuna del fondo fu riempita d’un colore azzurro molto più chiaro di quello

1 Liber de ecclesìa Lateranensi Vili, Migne, Patr.
lai. 78, 1387.

2 Vedi Duchesne, Liber Pontificalis, II, p. 241,

nota 8.

5 Cfr. la tavola fototipica.

4 Philipp., 2, io. Il primo inciso sta da capo, il se-
condo a destra, il terzo a sinistra. Il compimento
delle lettere fra XI e la D nell’ inciso superiore non
è certo, per quanto non si possa dubitare che ivi era
scritto il nome di Gesù.
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