L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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PAOLO GIORDANI

I tubicines, segnati nel terzo piano, un po’ troppo in prospettiva, formano un motivo comune
della scultura dell’età traianea e antonina. Si ritrovano sulla colonna traiana e sul mausoleo
di Marco Aurelio. E nel bassorilievo del Quattrocento tornano eguali, con le trombe elevate,
con le g'ote gonfiate, con i vestiti del grado. Identico il panneggio a pieghe floscie, e questa
volta ben riprodotto ; la fusione degli elementi della romanità, torna a vantaggio dello scultore,
che si lascia cullare da un sentimento mistico. I nemici del gran santo della cristianità dove-
vano essere barbari; egli li concepisce come uomini dal ceffo orribile, scarmigliati, procaci,
ed ecco che i suoi modelli gliene forniscono esempio. I cavalieri a sinistra della croce, col
berretto dacio, sembrano come dare ordini, mentre dal fondo, dall’ arcata romana di un
portico, sporge la testa di un soldato forse, che in quella sua brama cupida impressionista,
l’artista del Quattrocento aveva ritrovato sul bassorilievo dell’arco di Costantino, rappresen-
tante la presentazione di alcuni prigionieri all’imperatore.

L’evidenza della copia ci offre un parallelo istruttivo e ci fa conoscere fino dove potes-
sero arrivare gli scultori romani del Quattrocento nella concezione dell’antico. La faccia
dolorosa, atteggiata a un senso spasmodico di farsi notare dal duce e forse d’implorarlo,
del vecchio modello, viene nella copia espressa grottescamente ; se n’è voluta riprodurre
l’espressione selvaggia, ma il risultato non è stato in altro modo segnato che da una mossa
da satiro, la foga dolorosa intensamente drammatica, si è smorzata in un ghigno cattivo di
manigoldo.

II bassorilievo rappresentante la caduta di Simon Mago, ci offre altre buone analogie con
l’antico e ci sembra della stessa mano che trattò le forme della Crocifissione di San Pietro.
Anzi delle figure negli stessi atteggiamenti ci riappaiono; basta notare quella del primo
piano, vicino al Mago caduto che ci ricorda tanto davvicino il personaggio presso la croce
nel già citato Martirio di San Pietro. E la stessa mossa, la stessa disposizione del manto,
che forma una duplice serie di pieghe schiacciate, che danno come l’impressione di una
veste pesante che mal si adatta al corpo e che segna rudemente, a gruppi, tutte in una
stessa linea, le insenature del panno.

Ed è un carattere precipuo della scultura romana del Basso Impero questo appiat-
tire involuto degli strati dei panni, questo segnare a pieghe grosse distinte in gruppi,
tutte secondo lo stesso senso come fasci di corde riuniti. Se la tecnica, fin dove è opera
di invenzione, è stata imitata, là dove mancava sicurezza di forme si ritorna di nuovo
alla copia.

Già il Burger 1 sottilmente notò come la figura del Mago caduto fosse stata tolta alla
colonna traiana, il gruppo dell’imperatore, sedente in trono, più che al ricordo traianeo,
parmi con più attendibilità adattarsi al bassorilievo dell’Arco di Costantino che rappresenta
la « sottomissione di un principe nemico all’imperatore ». La copia, per quanto l’artista del
Quattrocento abbia voluto adattare alla figura un’altra posizione, però non riesce; mancano
i tratti caratteristici dell’antico, l’opera di assimilazione non è completa. I capelli trattati a
punta di trapano del centurione dietro al seggio imperiale che si riscontrano nel vecchio
modello, non entrano nel repertorio dell’artista imitatore, che ha imparato a segnarli con
delle insenature quasi parallele, le pieghe fitte ma ad un tempo morbide che riproduceva
l’antico, il copista ha tentato rifarle, ma le ha, come il suo solito, sminuzzate, le ha rese
pesanti, a cannelli, spezzandole, non capace ancora del completo adattamento. E l’impres-
sionista torna ancora; lo studio di cogliere le fisionomie, di rendersi proprio il carattere
fortemente rude e composto dell’antico si mostra; ma la capacità non ha corrisposto al buon
volere. Le faccie magre, sotto cui traspaiono i muscoli e le ossa a fior di pelle segnano
incavature profonde, la potenza anatomica dell’antico lo scultore del Quattrocento, se s’è
studiato a raggiungerla, pure non v’è riuscito; ha sbagliato le proporzioni, attaccando troppo
il naso al labbro superiore, segnando la bocca troppo rudemente come un taglio. Il gruppo

1 Cfr. Tschudi in Jahrbuch d.k. Preuss, Kunstsaminlungen, VIJI, pag. ii e segg. ; Burger, op. cit., pag. 108.
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