L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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LA VERGINE DELLE ROCCE DI LEONARDO DA VLNCL

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palpebre pesanti, grosse e rigide ; le mani di disegno indeciso ; il dito mediano del Giovan-
nino di proporzioni contrarie a quelle della natura; la carne molle e floscia della coscia
sinistra di Gesù ; la fattura uniforme dei capelli. Tutte le forme sono qui gonfie, amplificate,
esagerate in paragone della pittura di Parigi, come si spiega pel fatto che si tratta qui di
una copia. Pare che l’artista si sia servito dello stesso modello pel Giovannino come per il
piccolo Gesù nella Madonna Tutta di Pietroburgo, dove per la testa della Vergine aveva
adoperato un disegno originale di Leonardo. 1

% *

Il fatto che Ambrogio Preda abbia eseguita coll’aiuto di nuovi studi la copia di Londra
proveniente dalla chiesa di San Francesco, non schiarisce la situazione che nel caso che ci
sia possibile di fissarne la data approssimativa. E quant’a questo il processo verbale non ci
fornisce nessun aiuto. Che gli scolari sieno stati costretti dal duca a lasciare a Leonardo la
Madonna, e si sieno contentati di farne eseguire una copia pel Preda, non pare verosimile.
Dall’altra parte non è possibile che la Madonna originaria, come potrebbe essere desunto
dalla sua bassa valutazione, sia da principio stata dipinta dal Preda, perchè espressamente
è indicata come opera di Leonardo. Inoltre è impossibile che Preda abbia eseguita una pit-
tura come quella di Londra negli anni anteriori al 1494. Come egli dipingesse allora ce lo
mostrano i due angeli ed il ritratto del giovane Archinto, datato del 1494, a Londra; la
pala Sforzesca del 1495; ed il ritratto del piccolo Francesco Sforza, eseguito non più tardi
del 1497. In tutte queste opere egli è ancora l’artista lombardo della vecchia scuola, che
imita Leonardo, come nei due angeli e nella Madonna e gli angeli della Pala Sforzesca, con
poco successo. L’influsso di Leonardo non cominciava allora che a espandersi lentamente a
Milano. Nel 1490 troviamo Marco d’Oggionno come suo scolaro; nel 1491 Giovan Antonio
Boltrafflo ; nel 1493 un Giulio tedesco e un maestro Tommaso; nel 1494 un Galeazzo ed il
Salai. In quest’ultimo anno anche nella pittura del Borgognone alla Certosa apparisce una
cert’aria leonardesca. Ma il Preda è ancora lontano da tale comprendimento. La sua tavola
di Londra deve dunque appartenere ad una data posteriore all’anno 1497. Come esistono
delle copie tanto della pittura di Parigi quanto di quella di Londra, fra le quali la copia con-
servata all’Ambrosiana, corrispondente alla pittura di Parigi, probabilmente è stata fatta a
Milano, le due pitture per un certo tempo dovevano essere conosciute in quest’ultima città.
Che l’opera di Leonardo sia da principio stata collocata sopra l’altare della Concezione e
poi, sotto la dominazione francese, dunque dopo il 1500, rimpiazzata da una copia del Preda,
mi pare la congettura più semplice e più plausibile, perchè si concorda nel miglior modo
con la data da assegnare a quest’ultima opera.

* * *

Dopo aver risposto meglio che ci era possibile a tutte le quistioni sollevate dalla pit-
tura di Londra, possiamo finalmente ritornare alla tavola di Parigi ed a Leonardo, solo
scopo di tutte queste ricerche. Questa pittura è la sola per cui si sieno conservati dei disegni
originali di Leonardo: la bellissima testa dell’angelo, a Torino, fatta sul naturale; e il pan-
neggiamento per lo stesso angelo, a Windsor (riprodotta dal Richter, I, tav. 43). Vari punti

1 Già il Waagen (Treasures of Art, III, pag. 168)
aveva dichiarato che la pittura di Londra era stata
finita dalla stessa mano che aveva eseguita la Pala
Sforzesca di Milano. Il Morelli (La Galleria Borghese,
edizione tedesca, 1890, pag. 235) vi riconobbe la mano
del maestro del Musicista dell’Ambrosiana, e dei due
angeli, dei quali non sapeva ancora allora che fossero

opere documentate del Preda ; finalmente Herbert
Cook, Pauli e YVòlffiin nominarono decisamente Preda
come autore. — Una partecipazione di Leonardo non
è esclusa dal Geymuller, dal Frizzoni (Kunstchro-
nik, 1901, 2, pag. 267 e seg.) e dal Curdy. — Bode,
Muller-Walde e Strzygowski invece ritengono la tavola
per un’opera di Leonardo.
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