L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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ENRICO BRUNELLI

chiese, opere spagnole abbastanza notevoli, ma esse appartengono a momenti artistici po-
steriori a quello di cui noi ci occupiamo. Là dove in Sardegna poterono manifestarsi più
vivi nuovi influssi e tendenze nuove, i documenti della pittura del Quattrocento furono
spregiati e andarono in gran parte dispersi.

Ma nei villaggi poveri e oscuri dell’interno dell’isola rimangono ancora, dimenticati,
molti documenti notevoli. Indichiamo esempi a Tuili, a Sanluri, a Castelsardo, a Milis, a
Perfugas, ad Ardara,1 a Saccargia,2 a San Pantaleo, 3 a Barumini, a Suelli, ecc. A ognuno
di questi nomi che suoneranno, credo, nuovissimi alla maggior parte degli studiosi, risponde
una pagina d’arte spagnola del Quattrocento.4

Chiudiamo la rapidissima rassegna, notando ancora una volta come sia verisimile che
alcune per lo meno di queste pitture anonime rappresentino l’opera di maestri locali. Ma
non credo abbia alcun interesse, nei casi accennati, (nè d’altra parte sarebbe possibile) fare
una distinzione fra autori spagnoli e autori sardi spagnoleggianti. Poiché tuttavia non man-
cano tracce, scarsissime ma sicure, dell’ attività spiegata da qualche pittore indigeno, in
quello stesso periodo della storia dell’arte sarda, vediamo ora rapidamente che significato e
che importanza abbiano queste tracce.

Pietro Cavaro.

Pietro Cavaro 5 esercitò l’arte pittorica a Cagliari e nelle terre circonvicine fra gli ultimi
anni del secolo XV e i primi del secolo successivo.0 Fu probabilmente in quel periodo di

musicanti, Crocifissione, San Martino; manca lo spor-
tello di sinistra) potrebbe apparire così l’opera di un
pittore dell’Italia centrale come l’opera di un sardo-
spagnolo sotto influssi italiani (2a metà sec. xv) ; più
probabile la seconda ipotesi.

1 Delle ancone di Ardara verrà detto più oltre;
ora mi riferisco ai preziosi affreschi che si veggono
nel'a chiesa di Santa Maria del Regno, a destra e a
sinistra dell’ingresso principale. A destra una curio-
sissima rappresentazione del Paradiso: nello sfondo
una montagna, popolata d’angioli e d’eletti; più in
basso altre schiere di persone guidate da angioli si
dirigono verso il luogo di beatitudine, ma s’arrestano
in atto di preghiera avanti a San Pietro che sta, vi-
gile custode, sulla porta. A sinistra si scorgono a gran
stento le tracce di un’altra rappresentazione che è, o
pare sia, l’Inferno. Queste pitture sono da ritenere
più antiche di quelle di Giovanni Muru, alle quali
sono anche superiori per merito; ma l’indirizzo arti-
stico è, nelle une e nelle altre, il medesimo.

2 Non esiste più l’antico villaggio di Saccargia, ma
rimane la bellissima chiesa della Trinità, in una val-
letta romita che è insieme fra i luoghi più incantevoli
naturalmente e più interessanti artisticamente di tutta
la Sardegna. La grande ancona (oggi al solito scom-
posta) che sorgeva sull’altar maggiore della chiesa,
fu dipinta (Spano, Storia dei pittori sardi, pag. T2)
nel 1465 ; e da questa data trae l’opera una speciale
importanza, poiché nella storia della pittura sarda
sono rarissime le notizie cronologiche precise e atten-
dibili. Non posso fare a meno poi di ricordare qui,
incidentalmente, anche gli affreschi preziosi dell’ab-
side, da attribuirsi al sec. xiii e a un pittore pisano

(?, certamente dell’Italia centrale) sotto influssi bi-
santini.

3 Anche nella chiesa parrocchiale di San Pantaleo,
insieme all’ancona sardo-spagnola, sono da ricordare
affreschi interessantissimi, coevi o di poco posteriori
alla fondazione del curioso edifizio romanico (2a metà
sec. xiii). L’ancona è per vero mediocre o almeno ri-
fatta in modo da perdere quasi ogni pregio ; tuttavia
essa pule è un documento cronologico non trascura-
bile, poiché se ne può fissar l’esecuzione entro limiti
di tempo molto ristretti (fine sec. xv).

4 Inutile ripetere che taluna di queste opere po-
trebbe essere stata dipinta nel cinquecento già inol-
trato; ciò che è certo, ad esempio, per l’ancona di
Suelli come per l’ancona prima ricordata del San-
tuario di Bonaria. Nell’ima e nell’altra si scorge una
imitazione, molto superficiale e parziale (e forse indi-
retta), di motivi raffaelleschi ; ma la tecnica è sempre
quella di un puro quattrocentista, e di un quattro-
centista arretrato.

5 Su Pietro Cavaro, cfr. Spano, Storia dei pittori
sardi, pag. 15; Id., Antica chiesa di Suelli (Bull.
arch. sardo, a. IX, 1863, pag. 8-9) ; Vivanet, Re-
lazioni deli’ Ufficio Regionale per la conservazione dei
monumenti della Sardegna, 1-X, Cagliari, 1894-1902,
passim, specie VI, pag. 24-27. — Notizie sparse in
altre pubblicazioni dello Spano e dell’Angius.

0 Mori, secondo lo Spano, nel 1539, tua questa notizia
è dubbia È certo in ogni modo che era già morto
nel 154T, poiché in un atto del 12 gennaio 1541 (Ca-
gliari, Archivio di Stato, voi. B D 26, c. 132) è fatto
cenno heredum lionorabilis petri cavaro.
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