L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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BIBLIOGRAFIA

RECENSIONI.

Emilio Fondi: Leon Battista Alberti, archi-
tetto. Firenze, Alfani e Venturi, 1906.

Dopo aver fatto un rapido quadro delle condizioni
politiche e civili di Firenze allorché nel 1428 vi mise
piede per la prima volta Leon Battista Alberti, l’A.
cerca di delineare le caratteristiche fondamentali dello
stile dell’artista, il quale cercò di temperare le severe
massime di Vitruvio con le grazie e le gentilezze del
suo tempo. Nel primo capitolo il Londi studia l'Al-
berti come teorico di architettura, soprattutto nel trat-
tato De re edificatoria nel quale l'Alberti cercò di
riordinare e rinnovare il trattato di Vitruvio. Lascia
indecisa la tanto dibattuta questione se la redazione
in volgare del trattato precedesse o seguisse quella
latina, e passa quindi all’esame del Tempio Malate-
stiano di Rimini, cominciato nel 1447, interrotto poi
col declinare della stella di Sigismondo, il quale, per-
seguitato dall’odio di Pio II, ed obbligato a difendere
la sua città e la sua vita dai numerosi nemici, non
ebbe nè il tempo nè i mezzi di condurre a termine
l’opera come avrebbe voluto. Giovanni di Paolo Ru-
cellai, il pacifico mercante fiorentino, tenne occupata
l’attività artistica di L. B. Alberti dopo la morte del
fiero signore di Rimini. Dopo avere stabilito che il
palazzo di via della Vigna in Firenze fu costruito fra
gli anni 1447-1451, il Londi esamina la dibattuta que-
stione relativa all’autore del palazzo stesso, ritenuto
da alcuni come opera dell’Alberti, da altri del Rossellino,
concludendo in favore del primo, pure ammettendo
che il Rossellino possa essere stato l’esecutore dei
disegni di Leon Battista.

Dopo avere ricordato alcuni lavori minori eseguiti
dall’Alberti, come la loggetta Rucellai, di fronte al
palazzo e la cappella del Santo Sepolcro nella chiesa
di San Pancrazio, il L. passa a studiare la facciata di

Santa Maria Novella, nella quale è raccolta tutta la
gentilezza dell’architettura romanico-toscana.

Il coro della chiesa dell’Annunziata, e le chiese di
Mantova, cioè la chiesa di San Sebastiano e la basi-
lica di Sant’Andrea, furono le altre opere che ten-
nero occupata l’attività dell’Alberti nei suoi ultimi
anni. Nella basilica di Sant’Andrea specialmente, che
il L. considera come il capolavoro di Battista, questi
ebbe la piena libertà di affermare praticamente quale
era per lui il supremo ideale della casa di Dio.

Fra le opere dubbie dell’Alberti il Londi pone il
grandioso soffitto a lacunari di Santa Maria Maggiore,
rivendicato recentemente all’Alberti dal Bernich ; l’ab-
side della chiesa di San Martino a Gangalandi attri-
buita all’Alberti dal Carocci, l'Arco di Alfonso di
Aragona, intorno al quale si sono sollevate recente-
mente tante discussioni, e che il Bernich crede pure
dell’Alberti.

Il Londi rifiuta, come assolutamente infondate, le
altre ipotesi emesse dal Bernich stesso, il quale at-
tribuisce all’Alberti vari altri edifici, e cioè : a Roma
il palazzo Venezia, la chiesa di San Marco, i due pa-
lazzi Pichi, uno in via del Paradiso, l’altro in piazza
Pollarola, il chiostro di S. Salvatore in Lauro, il pa-
lazzo della Cancelleria, il palazzo del Cardinal Mez-
zarota ; a Urbino il cortile del Palazzo Ducale, ed
infine la chiesa di San Bernardino a Perugia.

In complesso il libro del Londi riesce, nei mo-
desti limiti proposti, a dare una giusta idea comples-
siva dell’attività artistica dell’Alberti, e sebbene non
porti un contributo veramente notevole alla soluzione
dei gravi problemi relativi ad alcune delle costru-
zioni ricordate, costituisce una buona illustrazione,
fatta con garbo, con ordine e con chiarezza, della
vasta produzione di colui che fu chiamato giusta-
mente il Vitruvio fiorentino.

D’A.
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