L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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LA PRIMA DECA DI LIVIO ILLUSTRATA ATRE TRECENTO A VENEZIA

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la soa vitorià». Vediamo il padre pigliare gridando per il
collo il littore che vuol legare dietro alla schiena le mani
dell’Orazio, mentre i cittadini, davanti alle porte di Roma,
si commuovono all’imprecazione del vecchio..Dietro al lit-
tore stanno le armi dei tre Curiazii appese alla colonna, e,
lungo il margine, è segnata la via che va da Roma all’ac-
campamento militare, con le tombe dei tre albani, e quelle
dei due romani nell’ordine e al posto stesso come erano ca
duti, ciascuno con la breve iscrizione ; anzi intorno a due ve-
diamo ancora la pietà e il pianto dei parenti.

A volte un semplice « si dice » di Livio è tosto tradotto
in figura. Così nella grande battaglia dei Romani contro i
Volsci, l’astuzia del console, alla quale solo dubbiosamente
si accenna, di gettare una bandiera dentro l’accampamento
dei nemici perchè fosse ripresa con maggior impeto, è tosto
messa in atto.

Ma, benché tanto i nostri artisti si lascino trasportare
da impressioni momentanee senza badare all’insieme, basta
scorrere quelle carte per conoscere che non erano affatto lettori superficiali. Seguendo le
rubriche essi cercano di mettere in evidenza le interne trasformazioni del governo e delle
leggi. Un guerriero laureato rappresenta, a c. 35, il primo dittatore; un uomo rozzo, irsuto,
a c. 42, il principio delle leggi agrarie; i primi censori seggono in seggio a c. 79. Il lettore
del Trecento molto si interessava alle pestilenze e alle carestie che anche allora perio-
dicamente affligevano l’Italia; e perciò l’illustratore sempre richiama in modo suggestivo
l’attenzione a quei fatti ponendo nei margini teschi e bestie morte di fame e piante di
grano scavezze. Nè minor cura pone a ricordare i prodigi; sia rapidamente con le fre-
quenti cadute di pietre o di fuoco dal cielo, sia con minuzia di particolari come per Ninna
che parla con la Ninfa, l’aquila che vola col pileo di Tarquinio Prisco, Atto Navio che
taglia la cote col rasoio e Servio bambino in culla col capo tra le fiamme.

Spesso, a rendere più drammatico il racconto di tali miracoli, l’illustratore scrive presso

c. 29. Roma chiusa e difesa
dopo la cacciata dei re

c. 159. La battaglia contro i Latini

ciascun personaggio le parole che dovrebbe dire : non solo credendo ai portenti, ma volendo
spiegare come erano avvenuti.

Il carattere di tumultuaria spontaneità delle illustrazioni non ci lascia cercare rispon-
denze iconografiche con altri monumenti e cicli rappresentanti fatti della storia romana.

1 L’iconografia dei fatti dei Romani nell’arte nostra sotto forma di citazione, di esempio; come quello di
non si può fissare sinora con abbondanza di esempi, Traiano imperatore Nel poema di Tommasino de Cer-
nè con qualche continuità. Il ricordo dei fatti romani chiari il Wàlsche Gasi, troviamo gli esempi della morte
per lo più entra nei nuovi poemi, come in Dante, di Ettore e della morte di Cesare per 1 instabilità
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