L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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BIBLIOGRAFIA

In questa chiesa vi è una terza Madonna, in una
cappella a destra, non notata da alcuno, tanta è la
oscurità che l’avvolge. È un capolavoro, una mera-
viglia, che forse avrà influito sul Laurana a modifi-
care, a raddolcire, a nobilitare le sue statue delle
Madri divine. Probabilmente è l’opera d’uno scultore
catalano. Studiandosi Francesco Laurana, non si po-
tevano dimenticare i grandi influssi subiti dall’arte
del Napoletano e della Sicilia dai maestri di Cata-
logna. Il coro intagliato del duomo di Palermo ; la
porta del palazzo Sclafani, la base di una colonna
(n. 1157), il bassorilievo dell’Incoronazione (n. 11x2),
due porte intagliate in legno, nel museo di Palermo;
un frammento di un altro intaglio in legno, nel museo
di Termini; l’architettura della Chiesa di Santa Maria
della Catena in Palermo, la finestra inferiore del pa-
lazzo Mombello a Siracusa, le edicole sulla porta della
marina e sulla facciata della chiesa dei Miracoli nella
stessa città, ecc., ecc., sono alcuni tra i tanti segni
della diffusione dell’arte catalana in Sicilia. Come
nella pittura (Antonello da Messina, il Quartararo ed
altri lo dimostrano), così nella scultura la Catalogna
influì grandemente nello sviluppo delle forme arti-
stiche siciliane nel Quattrocento. L’A., che con tanta
diligenza, con tanto ordine ha raccolto tutti i mate-

riali per lo studio del grande dalmata, non doveva
trascurare una ricerca tanto nuova, quanto opportuna.

Dalla Sicilia l’A. accompagna il maestro a Napoli,
ed esamina ad uno ad uno i busti di Beatrice d’Ara-
gona sparsi molti luoghi e altri busti muliebri. Anche
per alcuni di essi, specie per quello della moglie di
Federico da Montefeltro, si dovrà discutere alquanto ;
ma intanto notiamo che è stato bene a ragione rico-
nosciuto per falso uno che si trova a Parigi, nella
raccolta del barone Schickler. Dall’ Italia tornato in
Francia, il Laurana lasciò opere parecchie a Marsiglia,
ad Avignone, e maseherette marmoree. Alcuni sepolcri
gli furono attribuiti, tra gli altri quello di Carlo von
Le Maine in Le Mans; e l’A. dubita molto dell’attri-
buzione, che a noi pare invece verosimile. Anche sopra
altre opinioni si potrebbe discutere, su quella che
attribuisce a Pietro Martino di Milano il busto di
Ferdinando I di Napoli, e sull’altra da lui accettata dal
Fabriczy, che assegna a Domenico di Montemignaio
il busto del Hofmuseum di Vienna ; ma basti di
osservazioni e di appunti, i quali del resto non meno-
mano punto la nostra gratitudine per l’autore, che
con tanta serietà si è accinto al lavoro, e con tante
instancabili ricerche l’ha degnamente condotto.

Adolfo Venturi.

BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO.

Storia dell’arte in generale. Opere di consulta-
zione e divulgazione. Topografia artistica ge-
nerale. Relazioni tra la storia dell’arte e le
altre scienze. Questioni e studi generali di tec-
nica, di estetica, di iconografia.

247. Bernardini (Giorgio), Le gallerie comunali
dell' Umbria. (Bollettino ufficiale del Ministero della
Pubblica Istruzione, a. XXXIII, pag. 1961-2076 [sup-
plemento al n. 29] ; Roma, 1906).

248. De Roberto (F.), La Sicilia ignorata: Rari-
dazzo. (Emporium, voi. XXVI, pag. 211-234; Ber-
gamo, 1907).

Fra le terre siciliane artisticamente interessanti ma an-
cora mal note agli studiosi, Randazzo occupa un posto
cospicuo ; e possiamo esser grati all’A. d’aver contribuito
a divulgarne gli insigni monumenti. Ma non vi è proprio
motivo di essergli grati per il modo, con cui ne ha fatto
l’illustrazione !

Un esempio solo. Dice l’A.: «... il de Pavia quattrocen-
tista siciliano meglio conosciuto col nome di Anemolo... ». Il
de Pavia non è un quattrocentista, non è (o almeno non
consta che sia) siciliano, e col nome di Anemolo è stato cono-
sciuto in antico, non ora. Il resto va bene.

249. Haendcke (Berthold), Zur Entwicklungs-
geschìchte der deutschen Landschaftsmalerei. ( Reperto-
rium f. Kunstwiss., voi. XXX, pag. 127-142, 213-230,
e 358-366; Berlin, 1907).

Lo sviluppo del paesaggio nella pittura tedesca si di-
stingue, secondo l’A., in 3 periodi: 1) dal 1400 al. 1450
circa, periodo dell’ingenuità; 2) dal 1450 al 1500) periodo
in cui il paesaggio tedesco viene influito da quello fiam-
mingo, ed è caratterizzato dalla ricerca scrupolosa e scien-
tifica del vero propria di questo tempo; 3) dal 1500 al 155°;
tempo in cui il paesaggio tedesco si svolge in maniera più
individuale, e contiene due tendenze, quella in cui il disegno
predomina, incarnata da Alberto Diirer, e quella più colo-
ristica e più romantica rappresentata dal « Maestro dell’altare
di San Bartolomeo », da Plans Leu, da Bartei Beham, da
Hans Baldung, dall’Altdorfer, e sopratutto dal Griinewald.

250. Male (Emile), Les influenc.es du drarne litur-
gique sur la sculture romane. (Revue de V art ancien
et moderne, t. XXII, pag. 81-92; Paris, 1907).

La scena delle Marie che acquistano i profumi per la
tomba del Redentore, così come si vede espressa in alcuni
monumenti provenzali dell’età romanica, deriva da un dramma
latino sulla Passione, del quale il ms. è nella biblioteca di
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