L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

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AUGUST SCEMARSOW

che vediamo dietro la Madonna di Santa Lucia. Nelle nicchie superiori stanno San Paolo e
San Girolamo, uno di faccia all’altro; nelle inferiori San Francesco e Sant’Antonio. Quest’ul-
timo è in atteggiamento calmo, con un giglio sul braccio, e sta serio e pensoso come Fra

Angelico ha ideato il suo S. Domenico nel chiostro di
San Marco. L’estatico frate d'Assisi invece alza le mani
per mostrare le stimmate e, quantunque più giovane e
più esuberante di vita, è strettamente congiunto con
quello degli Uffizi. PI l’esecuzione di queste pitture in
un tempo relativamente remoto, è confermata dalla figura
dell’Apostolo soprastante, con le pieghe gotiche del suo
manto il cui orlo serpeggiante scende giù dalla sinistra,
dov’egli porta le sue Epistole, mentre la destra impugna
la spada che, alzata obliquamente dinanzi al ventre, posa
con la punta sul braccio sinistro. Da tutto questo nasce
un atteggiamento di energico slancio e di solennità gran-
diosa che noi conosciamo in Ghiberti, mentre la testa
grande e calva e la lunga barba involontariamente ricor-
dano la descrizione che il Vasari ci ha dato del San Paolo
di Masaccio nella chiesa del Carmine. D’altra parte noi
pensiamo ai pregi che risaltano nel Sant’Ivo di Bretagna,
che il Masaccio dipinse in un pilastro della Badia, se ri-
volgiamo l’attenzione alla figura statuaria di San Giro-
lamo penitente : « figurandolo dentro a una nicchia perchè
i piedi scortassino alla veduta di sotto ». L’uno dei piedi
retrocede, l’altro sporge sopra l’orlo della nicchia e il saio
senza maniche che copre appena le ginocchia ci mostra
da basso le pieghe accuratamente orlate che la cintura
stringe intorno alla vita. Delle braccia muscolose, l’uno
è abbassato con il rosario in mano, mentre l’altro alza
la pietra contro il petto, che è, come le gambe e il collo,
in piena nudità. La testa veneranda, inclinata alquanto
in avanti, dirige la curva del corpo verso l’altare della
cappella o il quadro dell’Assunta che era su l’altare
stesso o nella vetrata. Questo San Girolamo deriva pro-
babilmente dai lavori statuari di Giovanni di Bartolo e
Bernardo Ciuffagni, nel Campanile; ma allo stesso modo
precede le figure eroiche di Andrea del Castagno; nè
può dunque maravigliarci che appartenga al Veneziano,
il quale nel 1438 aveva finito di dipingere gli uomini
illustri nel portico di casa Buglioni a Perugia. Questi
santi di Prato non sono ancora d’ossatura tanto robusta
e così massicci, ma appartengono nella loro snellezza
piuttosto al periodo di transito che conserva l’eredità
del gotico.

Una figura del tutto simile, che fu tolta dal muro
e, salvata così, si trova nel Capitolo del duomo, sarà
per noi l’anello di congiunzione tra le pitture dell’arco e quelle della cappella. La nicchia,
di cui parliamo, affatto simile a quelle dell’arco, contiene un fervido devoto di Maria, con
sotto le parole: BEATO . IACOPO . DA . TODI, le cui lettere corrispondono perfettamente
a quelle scritte da Domenico Veneziano nei quadri di Firenze e di Londra, e tra esse dàn
nell’occhio in modo speciale la P tagliata e la D panciuta. Questa figura di P'rate Jacopone

Domenico Veneziano :

Fra Jacopone da Todi. Prato
Capitolo del Duomo.
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