L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

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Scuola di Cima : Augusto e la Sibilla. Venezia, Galleria Layard.

LA FORMAZIONE

DELLA GALLERIA LAYARD A VENEZIA

Str Austin Henry Layard (5 marzo 1817, f 5 luglio 1894), pieno d’entusiasmo per
l’Italia, liberale fervente, spirito illuminato, già glorioso per la scoperta di Ninive, corre
l’Italia nel 1855 in cerca di oggetti d’arte. Ad Arezzo, in via della Madonna de’ Prati, in
una casa, che fu un tempo chiesa della Compagnia di Sant’Angelo, trova i resti degli
affreschi di Spinello Aretino, e ne fa staccare alcuni pezzi, tra gli altri quello rappresen-
tante la caduta degli angioli ribelli, e due tratti della decorazione circostante, quali oggi
si vedono nella National Gallery di Londra. Nell’anno seguente trascorre da Milano a Bo-
logna, a Verona, dove compra un quadro di Bartolomeo Montagna, già nella cappella della
famiglia Tanara in San Giovanni in Ilarione presso Vicenza. Congratulavasi con lui il
Cavallari, palermitano, di quest’acquisto, dicendolo « una meraviglia di bellezza ». Gli scri-
veva da Milano a Venezia, proponendo che il Brison, riparatore di dipinti a Milano, ne assi-
curasse le parti sollevate, e raccomandandogli di non fidarsi « della maledetta classe dei
restauratori veneziani, i quali hanno distrutto più del tempo stesso ». Il patriotta siciliano
si rallegrava che il suo « rispettabile amico » si fosse recato a vedere « quella bellezza
cadente della povera Venezia. Per me tutte le volte che vedo Venezia una tristezza occupa
il mio spirito. Non si sa veramente capire dove e come quella regina della laguna cumu-
lava tante preziose opere d’arte che sembrano sortire per incanto dal mare in ogni angolo
della misteriosa città; ma Venezia cade in pezzi per non risorgere più! la vecchiaia e la

1 Com’è noto, il i° novembre è scomparsa la nobile
figura di Lady Layard, che con tanta dignità e libe-
ralità conservò la galleria lasciata da Sir Austin. H.
Layard. Mentre si discute sulla possibilità di espor-
tare all’estero tanti capolavori, noi non entriamo in

merito alla questione che deve essere giudicata se-
condo la legge. Crediamo invece che possano riuscire
interessanti per gli studiosi le qui unite notizie, che
Lady Layard ebbe la liberalità di permetterci di rac-
cogliere e di sfruttare.

L’Arte. XV, 57.
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