L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

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C. J. FF.

e il 1480; 1 e li dà come esempi di quella fase della sua arte, di cui gli affreschi della Sistina
sono lo sviluppo più maturo. Ciò non sarà ammesso da tutti perchè sulla cronologia di questo
pittore non si è detta l’ultima parola; i critici continueranno a formulare giudizi più o meno
veri secondo le loro impressioni individuali; finché dai documenti verrà la soluzione del pro-
blema. Prescindendo dunque dalla loro età, possiamo assicurare che queste tavole sono fra
le più preziose della collezione. Esse raccontano, in modo drammatico e impressionante, un
sacro avvenimento, con le forme e coi colori rendendolo intelligibile al popolo che non sa
leggere. Questo racconto pittorico è ammirabilmente commentato dal Richter. Ecco un breve
riassunto dei soggetti trattati dal Botticelli :2 Tavola prima (fototipia n. XXIX) Vita di S. Zenobio,

1) San Zenobio a 22 anni, figlio di un nobile pagano, rifiuta cospicue nozze e, abbandonando
un gruppo di donne, si volge risolutamente verso i sacerdoti, fra i quali è San Teodosio Vescovo.

2) Zenobio si inginocchia ed è dal Vescovo battezzato. 3) Segue il battesimo di una donna,
che non è la sposa rifiutata — una bionda — mentre la donna del battesimo ha i capelli di
color castagno. Forse, secondo il Richter è la madre del Santo, accennandosi così alla con-
versione di tutta la famiglia di Zenobio al Cristianesimo. 4) Segue la consecrazione di Zenobio
in Vescovo e la sua benedizione dal Papa.

Tavola seconda (fototipia n. XXX) Miracoli del Santo : 1) Il Santo risana i figli di una
vedova pagana, posseduti dai demoni. 2) Risuscita il figlio di una vedova cristiana, morto
durante l’assenza della sua madre pellegrinante alle tombe degli Apostoli. 3) Guarisce un men-
dicante cieco.

Queste composizioni ci offrono un esempio di ciò che il compianto prof. Wickhoff chiamò
un racconto pittorico continuato, un genere di composizione che il pittore del quattrocento
ha tolto all’arte classica. Il Richter fa vedere come, nella rappresentazione del Santo prima
del suo battesimo, Zenobio appare due volte nello stesso gruppo in atti diversi. Si può iden-
tificarlo per le eguali particolarità del vestito, che sono curate diligentemente per rendere più
chiaro il racconto, e perchè così solevano fare i pittori dei quadri o capitoli continuati. Ma
si perde questo significato se si vuol riconoscere in quella seconda figura, fotograficamente
uguale alla prima, il padre del santo, come vogliono alcuni scrittori.

A quello sul Botticelli seguono due capitoli che non sembrano all’altezza dei precedenti
nella critica. Non possiamo seguire l’autore quando asserisce che il quadro della Madonna
col Bambino, è della scuola del Verrocchio, anzi della stessa mano che dipingeva due simili
quadri della Galleria Nazionale di Londra, un terzo a Francoforte e un quarto a Berlino. E
così pure quando dice che un altro dipinto, un ritratto muliebre, è dello stesso pregio e della
medesima mano dei ritratti tanto discussi di Berlino e del Museo Poldi a Milano.

Riguardo al primo dei suaccennati quadri, il Richter dà le riproduzioni delle quattro opere
nominate, ritenute dello stesso autore, per paragonarlo col quadro Mond. Ma appunto da
questo confronto risulta a nostro giudizio che dello stesso pittore sono la Madonna col Bam-
bino di Berlino e la Madonna con angeli di Londra; tutt’altro invece, sotto ogni rapporto,
ci pare della Madonna di Francoforte; e pure di altra mano è l’angelo con Tobia della Gal-
leria Nazionale, in cui tutto rivela una mano diversa e specialmente il paesaggio del tipo pre-
diletto dal Baldovinetti e dai Poliamoli, ma senza legame coi paesaggi dei quadri della Madonna

1 Tutt’altro invece giudica Mr. Horne, una delle
prime autorità in ciò che concerne il Botticelli; per
lui queste tavole sono molto tarde, e precisamente del
principio del secolo xvi.

2 Fonti di questi dipinti sono le leggende di S. Ze-
nobio presso Sant’Antonino e un racconto del se-
colo xm scritto da un frate Biagio. Il committente e il
pittore seguirono Sant’Antonino per la Tav. I e II (1),
e frate Biagio per la II (3) e forse anche per la I (2). È da

notare per la questione cronologica che V Opus Histo-
riale di Sant’Antonino fu stampato per la prima volta
a Norimberga nel 1481 e di nuovo nel 1491. Però
nulla esclude che committente e pittore, come usa-
rono del Ms. di frate Biagio, cosi usassero anche di
quello di Sant’Antonino prima della sua stampa e
perciò, può sempre stare la data dei dipinti proposta
dall’autore, cioè fra il 1470 e il 1480,
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