L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

Page: 410
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1912/0456
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
4io

G. GIOVANNONI

zona a pianta quadrata, corrispondente alla cella campanaria,1 avente su ciascuna faccia un
arco bugnato, simile a quelli delle finestre laterali della chiesa, racchiuso in un riquadro
rettangolare, e superiormente due zone a pianta ottagona che vanno restringendosi fino a
terminare in una piccola cupola.

L’interno della chiesa, infine, che si presenta come una semplice e disadorna sala
coperta da vòlta, senza effetti di colore, senza una vera conformazione adatta per un interno;
ha come principale motivo architettonico i pilastri alle pareti che fedelmente riproducono,
nelle dimensioni, nel tipo dei capitelli e negli ornati a festoni che occupano la zona degli
intercolumni posta tra essi, l’ordine della parte inferiore esterna. Una qualche importanza
decorativa è assunta soltanto dall’altare maggiore, con un originale motivo di coronamento
in cui s’innesta la finestra principale del coretto.

Se analisi stilistiche serie sono mancate per questi vari elementi della piccola, ma inte-
ressante chiesa, non lo sono le induzioni cervellottiche circa diversi periodi in cui essa
sarebbe stata costruita. E così il Letarouilly prima,2 e poi appresso a lui autori come il
Gurlitt, il Willich, il Wòlffiin 3 hanno affermato essere la facciata di due tempi, ed il piano
superiore di età più recente e di arte più barocca dell’inferiore; sicché il Letarouilly lo ha
soppresso nel suo — del resto pochissimo accurato — rilievo, senza badare se questo unico
ordine rimasto perdeva ogni significato e se tutta la bella proporzione risultava distrutta.
Eppure ad una semplice osservazione appare l’unità di composizione e di esecuzione, senza
intervalli o discontinuità. Nei profili in tutto analoghi delle due trabeazioni, nell’identico
tipo dei capitelli, nelle sagome delle mostre e delle targhe — sagome inspirate ancora a
concetto puramente cinquecentesco senza che nulla tenda al tipo nuovo della doppia sagoma
o della sagoma sgusciata in fuori — nella forma e nell’intaglio dei festoni dell’ordine infe-
riore e di quello superiore quasi nascosto dallo stemma, negli svolazzi dei nastri, nelle
piccole e strette bugne che fiancheggiano il motivo centrale della porta, e della finestra a
rosone, v’è senza dubbio, l’espressione, non solo di una stessa mente che tutto ha ideato
insieme, ma anche della stessa maestranza di scalpellini che ha, con grande cura, lavorato
all’esecuzione. Soltanto il colore preso dal travertino è alquanto diverso nelle due zone ; ma
ciò non dipende forse nemmeno da differenza di qualità. Il sole, il grande pittore della
pietra, ha potuto riuscire ad indorare il piano superiore, ma, tra le viuzze ristrette, non è
giunto fino all’inferiore, il quale per l’umidità e la poca luce ha invece preso una patina
fredda ed oscura.

Ma forse non solo il colore ha tratto in inganno il Letarouilly e gli altri. La serie di
cartelle, movimentate ed accartocciate dell’ornato superiore, che pure corrisponde in tutto
al motivo della targa nella porta principale, ha probabilmente, ad un esame superficiale,
indotto a ritenere seicentesca tutta la zona a cui appartiene, senza che alcuno di detti autori
si sia fermato a rammentare che quei modelli di cartelle sono frequenti anche in monumenti
molto anteriori : poiché, come già si è altrove accennato, negli elementi ornamentali la ten-
denza di novità e di libero svolgimento ha nella Rinascenza, come dal più al meno in tutti
gli stili, di molto preceduto l’evoluzione, più lenta e grave, dell’architettura vera e propria ;
e stemmi e targhe e festoni e mensole hanno fin dai primi del Cinquecento, e certo molto
innanzi alla edificazione di Santa Caterina, preso un andamento più vivo e mosso, anche
là dove s’innestavano alle linee architettoniche più pure.

Tutta di un periodo è dunque la facciata di Santa Caterina ; ma anche tutto di un

' Il Panciroli (Roma sacra e moderna, Roma 1725,
pag. 493) riferisce che il card. Cesi fece venire dalla
Germania un concerto di campane appositamente pel
campanile di Santa Caterina; ma probabilmente non
furono mai messe al posto, chè le campane attuali

sono moderne.

2 P. Letarouilly, Edìfices, ecc., Liegi 1844, vo-
lume I, tav. 2, pag. 151 del testo.

5 Gurlitt, op. e loc. cit. ; Willich, op. e loc. cit.\
WÒLFFLIN, op. cit., pagg. 8 e 75.
loading ...