L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

MI

del Palazzo del Monastero, ha pubblicato in questa sua mo-
nografia tutte quelle notizie storiche che ha potuto racco-
gliere e le ha corredate di nitide illustrazioni. (a. j-.).

204. Daniel (A. M.), Italioti Sculpture at thè Bur-
lington F. A.Club. {Burlington Magazine, agosto, 1912).

Rassegna dell’esposizione primaverile di quest’anno al
Burlington F. A. Club. Cita con rapido commento ctitico,
fra i rilievi : una replica di stucco (da Birmingham) della
Crocefissione bronzea di Donatello al Bargello; una Ver-
gine col Bambin » e angeli, rilievo marmoreo che sarebbe
opera primitiva di Agostino di Duccio (originale di stucco
a Berlino1); una Vergine col Bambino di Ant. Roselline; un
tondo con la Madonna e il Bambino fra angeli ascritto ad
Andrea della Robbia, e con reminiscenze gotiche ; una Ma-
donna col Bambino (sig. Diblee) verrocchiesca. Fra le teste
e i busti : testa di cupido imitazione, forse quattrocentesca
e donatelliana, dall’antico; un busto di donna (Lord Wemyss
ascritto a Desiderio da S., forse replica mediata dall’opera
analoga di Berlino: parecchi bronzi decorativi di minor va-
lore. Statuette di Ercole e Paride, ascritte addirittura a Do-
natello: l’uomo naturale ed Ercole, due statuette ascritte a
Bertoldo di Giovanni, il primo, secondo il D., che ha rap-
porto col rilievo di Battaglia nel Bargello per l’applicazione
astratta di canoni classici : alcuni lavori del Bellano, del
Riccio, dell’Antico, alcune opere fiorentine del Cinquecento,
fra cui uno schiavo nudo, imitazione michelangiolesca Tra
le placchette una Resurrezione di Lorenzo di Pietro.

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205. Hohr (August), Donatellos Bronze-David und
das Praxitelische Erosniotiv. (.Monatshefte fiìr Kunst-
wissenschaft, agosto 1912).

Il bel corpo giovinetto del David dcnatelliano, che adorna
il Museo del Bargello, l a fatto pensare all’A. che il maestro
fiorentino si sia ispirato a qualche nudo classico; e certo
la movenza da efebo nel tenero eroe suggerisce, per l’abi-
lissimo giuoco delle movenze, un ravvicinamento con l’arte
di Prassitele. Fu canone prassitelico il calcolato rientrare e
sporgere del corpo umano, da cui il sommo artista greco
trasse quella misurata varietà di linee, quella flessuosità che
è grazia inimitabile delle sue creazioni.

Quello che mi sembra ardito si è il voler precisare che
Donatello abbia tolto ad esemplare il celebre Eros di Tespie,
senza che nel Davide ci sia tale una concordanza di forme
da rendere evidente questa speciale imitazione. [g. fi).

206. Lauer (Ph.), Le Palais du Latran. — Paris,
Leroux E., 1911.

Dire convenie.ntemente di questo monumentale volume sulla
Basilica, il Palazzo e le adiacenze del Laterano, che dobbiamo
al Lauer, è grave impresa. In questo libro che è il
risultato di ricerche dirette sul materiale archivistico della
Basilica e del Vaticano, e di ricerche personali archeologiche,
— vediamo svolta tutta la storia dell’antico palazzo medioe-
vale come intimamente legata alla storia del Pontificato
(sec iv-sec. xiv). Il Patriarchio Lateranense ha riflettuto
sempre, nelle sue vicende, qualche poco dei momenti sto-
rici del papato, fino al suo apogeo, raggiunto verso il 1300

(Bonifacio Vili) e fino alle distruzioni di Sisto V, che hanno
avuto termine purtroppo solo ai nostri g:orni.

Il volume è diviso in sette capitoli. Vi si comincia (cap. I)
dalle oscure antiche origini imperiali per passare alle oscure
origini cristiane del tempo di Costantino. In questo lavoro
di critica l’A. segue a passo a passo quanto si trova nel
Liber Pontificalis, e nelle memorie sincrone. 'Pale metodo
è seguito nel capitolo del « Laterano all’epoca delle invasioni
barbarich3 » periodo che andrebbe fino al secolo vi (cap. II).

Dalla metà del secolo vr (cap. Ili), cioè da Gregorio il
Grande a Stefano III (f 772) comincia l’ascensione del La-
terano, che nel periodo Carolino (cap. IV) arriva al suo primo
apogeo. Ma già alla fine del secolo IX il magnifico Laterano
di Leone III e di Carlomagno è nel più miserevole stato
di abbandono e di mina. Dai quali tuttavia comincia lenta-
mente a rialzarsi durante le lotte coll’impero nei sec. x-xn
(cap. V) per arrivare poi ad un nuovo massimo di gran-
dezza nei tempi da Innocenzo III a Bonifacio Vili. A quegli
anni rimontano il bel Chiostro del Vassalletto, i mosaici del
Sancta Sanctorum, quelli che nell’abside fece Giacomo Tor-
riti. Poi per il bel tempio del medioevo ricomincia la deca
denza, e di nuovo la necessità dei restauri (cap. VII) che
già si iniziano fino dai tempi di Clemente VI.

Una buona metà del volume è presa poi dall’importante
materiale documentario reso in lezioni integre, e di cui cre-
diamo opportuno dare un indice:

i° I restauri di Clemente VI. 20 Documenti che riguar-
dano i rapporti fra il Laterano e la Francia. 30 Descrizione
del Laterano di Paolo Diacono. 40 Descrizione del Laterano
del Panvinio (completa). 50 Antichi (importanti) inventaci
delle dipendenze del Laterano. 6° Notizie dateci dai Codici
barberiniani ; Ugonio, Grimaldi, Torrigio. 7° Descrizione
della Basilica sotto Innocenzo X al tempo dell’ultimo rifa-
cimento. 8° Conti della Fabbrica dal 1492 al 1547. 90 Conti
delle Riparazioni degli anni 1563-1567-1570; e dei Restauri
i597_i6oi, ecc. io° Lista delle Bolle ed atti diversi ponti-
fici che concernono il Laterano.

Non manca poi una Bibliografia generale, senza dire che
talora nel testo si danno accurate bibliografie speciali come,
p. es., quella che ci riferisce la letteratura manoscritta e a
stampa sul Triclinio di Leone III.

Come facilmente si scorge da questa rapida rassegna, la
conoscenza di questo libro del Lauer è necessaria a quanti
si occupano dell’arte in Roma. [a. s.).

207. Schubring (Paul), Die Tongruppe der Pietà
in S. Satiro in Mailand. (Monatsheftefiir Kunstwissen-
schaft, luglio 1907).

Un libro di abbreviature del notaio Boni forte Gira, pub-
blicato da Gerolamo Biscàro ha rivelato in Agostino dei Fon-
duti da Padova un grande artista, stranamente dimenticato,
Gli rende qualche giustizia l’A. con queste brevi conside-
razioni dedicate alla Pietà di San Satiro, vero capolavoro
come ben disse il Venturi, tutto vibrante di dolore profondo,
senza le urla frenetiche di Niccolò dell’Arca, senza lo spie-
tato realismo del Mazzoni, contenuto in un’adorazione ' in-
tensa, sconsolata intorno al corpo del Cristo esanime. Na-
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