L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

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TL CATALOGO MOND

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darre. La parte storica sulla vita assai burrascosa di Alberto occupa più di quindici pagine
ed è seguita dalle ricerche sulla persona del pittore. Il Richter non arriva qui a conclusione
certa; respinge però l’antica attribuzione del quadro a Baldassare Peruzzi, l’architetto, secondo
il Vasari, che forniva i disegni per il Duomo di Carpi, e propone il ritratto come l’opera di
un qualche pittore lombardo lavorante a Milano. Considerato poi che il quadro reca il nome
di Alberto Pio e la data 1512, il Richter congettura che esso sia proprio il ritratto già esi-
stente nel Museo di Paolo Giovio. 1 Pur troppo però, nel catalogo di quel museo, stampato
a Basilea nel 1577 e nel 159^, corredato da alcuni ritratti, quello di Alberto manca, come
mancava quello di Fracastoro. Per i raffronti ricordiamo che il tipo di Alberto ci è dato dalla
statua in bronzo sulla sua tomba, ora al Louvre, dove egli è barbato e di età avanzata. Abbiamo
anche la medaglia, di autore ignoto, che ce lo mostra maturo di età e senza barba, con in
testa un berretto. Pio morì nel 1531, quasi vent anni dopo che fu dipinto il ritratto di Casa
Mond (del 1512 secondo l’iscrizione) e perciò i due suddetti bronzi non hanno molto valore
come controprova del fatto discusso dal Richter. Esiste pure una riproduzione molto libera

Fig. 4 — Sandro Botticelli : Miracoli di San Zenobio. Londra, Collezione Ludwig Mond.

di un ritratto di Alberto, ascritto al Loschi, fatta a colori dal Litta e tolta da un quadro che

nel 1819 si trovava nella cappella gentilizia a Carpi; ma anche questo non ha valore per deter-

minare il tipo. Intorno alla iscrizione del quadro Mond, il Richter osserva che lo scrivere il
nome deH’effigiato, invece di quello del pittore, è cosa non troppo comune. Nel nostro caso,
essendo il nome di Alberto stato apposto al quadro per identificarlo, se ne può conchiudere
che il ritratto non fu dipinto per la famiglia, o per amici del Principe, e neppure per Carpi,
quindi si può pensare al Museo di Paolo Giovio, anche perchè Alberto non è rappresentato

come Principe, ma come studioso e con un libro in mano. Sulle pagine di questo libro che

sembrano a stampa nulla si può decifrare.

Per il fatto che il libro è stampato e non manoscritto, il Richter pensa all’amicizia di
Alberto Pio con Aldo Manuzio, che gli fu precettore e pel quale, anche come tipografo, il
principe di Carpi mostrò sempre interesse grandissimo. Ma l’identità'';dell’effigiato, sebbene
probabile, non è matematicamente dimostrata. Per rintracciare poi il pittore, il Richter nota che
nel principio del 1512, Alberto era a Roma, essendo stato cacciato dal suo dominio sin dal 1509,
dal Duca di Ferrara, e che non tornò a Carpi se non dopo la battaglia di Ravenna (1512,
aprile 11). Ciò posto, è vero che a Roma in quel tempo erano molti pittori, che avrebbero
là potuto eseguire il ritratto, ma non è meno vero che Alberto Pio, ritornato nel suo dominio,

1 Gaye, Carteggio, II, 151 ; e Muntz, Le Mascè de Portraits de Paul Jove, ed. 1900, pag. 47
L’Arte. XV, 35.
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